DELLE PIETRE E DEL FUOCO
La montagna veronese con le sue valli, vaj, esposte a sud, è una cerniera ambientale temperata tra pianura padana e mondo alpino. La graduale pendenza delle dorsali, l’elevata piovosità in primavera e in autunno nell’alta Lessinia, le profonde incisioni torrentizie, l’aridità carsica delle sue rocce calcaree e millenni di lavoro contadino, hanno plasmato la varietà dei suoi ambienti. Oliveti e vigneti mediterranei della bassa collina sfumano nei frutteti della media Lessinia, per mutarsi in boschi di faggio e praterie d’alpeggio sull’altopiano. Le rocce sedimentarie e vulcaniche, formatesi negli ultimi 200 milioni di anni, compongono le tessere più antiche di questo raro mosaico ambientale, di cui i pesci fossili di Bolca sono l’aspetto più famoso. Castelli e fortificazioni storiche, posti all’incontro fra le strade di dorsale e di pianura documentano, almeno 2000 anni di relazioni e commerci tra aree diverse per risorse e insediamenti. Nei dintorni del Castello di Montorio, (Verona est), la preara, (cava di pietre), segna secoli di trasformazione delle rocce in materiale di costruzione, sfruttandone le caratteristiche naturali. In tal modo, mentre nella collina case e muri sono stati costruiti con calcari eocenici, formatisi in fondali marini “lagunari” circa 30/40 milioni di anni fa, già nella bassa-media Lessinia gli strati regolari della scaglia rossa, sedimentatasi durante il Cretaceo superiore 60 milioni di anni fa, sono stati utilizzati per costruire abitazioni e muri di terrazzamento del tipico paesaggio agricolo. Nell’alta Lessinia le rocce del rosso ammonitico, che si depositarono circa 100 milioni di anni fa in fondo ai mari aperti, disegnano scenari in cui le lastre sono diventati muri, tetti e recinzioni per il bestiame.
La naturale abbondanza di selce ha attirato gruppi umani in Lessinia già circa 300.000 anni fa: questa roccia così adatta a ricavarvi utensili, prevalentemente da taglio e da caccia, è considerata l’acciaio della preistoria. La selce è contenuta in diverse rocce della montagna veronese, formatesi principalmente in fondali marini al tempo dei dinosauri: ne è particolarmente ricco il Biancone, un calcare la cui erosione ha modellato dolcemente molti versanti e dorsali della media e alta Lessinia. Perquotendo la selce contro minerali di ferro (pirite) o contro acciarini ben temprati ne sprizzano scintille adatte a far brace: il suo uso come pietra focaia è stato pressoché insostituibile negli ultimi 10.000 anni, mentre l’utilizzo nei meccanismi di accensione di armi da fuoco ne motivò la produzione di decine di milioni di pezzi esportati anche in molti paesi europei.
Le dorsali della Lessinia racchiudono molte tracce di abitanti preistorici: vi costruivano strumenti in selce adatti alle attività agro-pastorali, ma anche da scambiare con altre comunità della pianura. Forse a causa della naturale povertà dei minerali metallici, tale produzione perdurò nella stessa Età del Bronzo; in seguito diminuì solo quando divenne conveniente acquisire i nuovi pregiati manufatti bronzei. In Lessinia sono numerosi i ritrovamenti di asce e scalpelli in selce scheggiata, tipici della tecnologia campignana diffusa nelle coeve aree minerarie europee della selce; essi furono usati probabilmente nelle fasi della più antica deforestazione della montagna veronese. I resti della lavorazione dei manufatti in selce abbondano su molti versanti della media Lessinia, specie nei suoi argillosi rossi: da essi si estraevano e raccoglievano i noduli di questa pietra. Precedentemente, circa 12-13.000 anni fa, verso la fine dell’ultima glaciazione, gruppi di cacciatori si accamparono in un riparo sottoroccia della Valpantena, Riparo Tagliente, dove decenni di ricerche hanno fatto riscoprire alcune aree di officina litica della selce, ben note, per rarità e importanza, all’archeologia europea.
Sebbene la Lessinia conservi la più elevata concentrazione di tracce antropiche paleolitiche oggi nota in Italia settentrionale, a nord del Po, le testimonianze dei primi popolamenti di questa montagna non sono ancora adeguatamente studiate, né valorizzate. Le ipotesi finora avanzate collocano tra 500 e 300 mila anni fa i manufatti in selce ritenuti più antichi; tale dotazione corrisponde alle culture del Paleolitico inferiore, cioè alle prime fasi di antropizzazione dell’Europa occidentale attuale, si crede, dai gruppi di Homo erectus. Alcuni siti officina scoperti sulle medie dorsali sono posti su grandi affioramenti di rocce silicee. Sono numerosi anche i ritrovamenti riferibili al Paleolitico medio, sia in grotte e ripari che in siti all’aperto: tali insediamenti sono coevi delle popolazioni neandertaliane europee.
La storia della Lessinia non si ferma al suo patrimonio geologico, preistorico ed etnografico: alcune sue attività tradizionali come l’alpeggio e la lavorazione della pietra continuano come cultura ed economia.
