Prima abitazione della Lessinia fu il castelliere preistorico formato da mura a secco e da terrazzamenti semicircolari. Le vere e proprie case più antiche, costruite talvolta sulla nuda roccia, risalgono al XIII secolo circa, ma è nel secolo successivo che si organizzano in corti, cioè in divisioni territoriali in cui le case racchiudono e proteggono uno spazio nel quale avvengono tutte le normali attività umane. La corte, presente soprattutto nella Lessinia occidentale e centrale,
normalmente possiede una “colombara” vale a dire una torre di osservazione e di difesa, con piccole finestre, un arco di accesso, mura perimetrali e un’aia lastricata in pietra. Le facciate delle case sono rivolte a meridione per sfruttare al meglio l’energia solare, mentre nel XVII-XVIII secolo vengono ulteriormente fortificatri gli accessi alla corte e vengono preticate aperture, le fuciliere, nelle mura delle case che guardano verso l’arco di entrata. È questa un’architettura spontanea, semplice e funzionale, in cui ogni particolare è strettamente necessario e completamente sfruttato dimostrando l’arguzia e l’ingegno degli abitanti del tempo.
La perizia degli abitanti locali, che usano come materiale di costruzione la Pietra di Prun, o Pietra della Lessinia, si esemplifica nei muri a corso, e il loro livello tecnico risulta elevato nell’abilità con cui si costruiscono gli archi e le volte a botte.
Le lastre di pietra di Prun sono state utilizzate per pavimentare i marciapiedi, le piazze e gli zoccoli delle case di Verona, mentre in Lessinia sono state utilizzate per la copertura delle pareti portanti, come cornici e come travi, per innalzare pollai e porcili, per delimitare i campi, strade e sentireri. Una raffinata, ma nello stesso tempo elementare tecnologia, fatta di sapienti incastri che sembra quasi un sistema di prefabbricazione.
Per ciò che concerne la parte alta della Lessinia e in particolare il settore centroorientale, che ha subito maggiormente l’influsso cimbro, il principale insediamento è rappresentato dalla contrada con abitazione a schiera. Qui i principali tipi di materiali di costruzione sono ancora la scaglia veneta ma anche il calcare rosso ammonitico e la paglia o “canel”, utilizzata per la copertura di stalle e baiti. Nella contrada la caratteristica comune a tutti gli edifici è che essi sono disposti in modo da favorire lo scioglimento delle nevi con le facciate rivolte a sud; inoltre seguono organicamente le inclinazioni e le pendenze del terreno.
Le abitazioni sono interamente costruite in pietra con uno spessore delle pareti che arriva fino a mezzo metro. Possono essere e due o tre piani, più il sottotetto; la porta d’ingresso, ad architrave o ad arco, è sovrastata da una pietra che protegge dall’acqua e dall’accumulo della neve, ed è accompagnata da due finestre laterali protette da inferriate. Anche le finestre dei piani superiori sono piccole per limitare l’azione del freddo. Il tetto è formato da lastre di pietra calcarea; dalla porta d’ingresso si entra direttamente in cucina che, come caratteristiche principali presenta un acquaio, in un unico blocco di marmo, una canaletta in pietra per lo scolo dell’acqua, un focolare pure in pietra. Il pavimento è in lastre di pietra e da qui parte una scaletta che porta ai piani superiori dove si trovano le camere.
Nella Lessinia orientale, a partire dal XVI secolo si sviluppa una particolare scultura popolare religiosa che si esprime in artistiche colonnette, tavolette e steli, o capitelli votivi di pietra, posti lungo i sentieri e le strade delle contrade. si tratta di fugure in rilievo poste spesso in nicchie, o in edicole a capanna o circolari, o su pilastri, a soggetto religioso (Sacra Famiglia, Madonna col Bambino, ecc.). Purtroppo molte espressioni di questa scultura popolare sono andate distrutte o sono state trafugate, proprio per la loro collocazione all’aperto e qiundi incustidite. Comunque alcune delle opere sono ancora ammirabili nella zona di Selva di Progno oltre che nei musei di Giazza e di Castelvecchio di Verona.
Nel secondo dopoguerra, l’esodo verso la pianura ha determinato l’abbandono delle malghe più isolate e delle contrade lessinee non raggiungibili con strade carrozzabili, comportando la rovina e il degrado di un ricco patrimonio di arte e architettura popolare che andrebbe invece recuperato e restaurato perchè testimonianza viva di un paesaggio originale, felicemente integrato nell’ambiente naturale circostante, opera dell’uomo fin dalla preistoria.
