STORIA ED ARTE

Il Comune di Bosco Chiesanuova ha una superficie di 65 Kmq. e confina con i Comuni di Rovere', Cerro, Grezzana, Erbezzo e, a Nord, con la provincia di Trento. E' suddiviso in altre quattro frazioni geografiche, Valdiporro, Corbiolo, Arzere' e Lughezzano, che circondano il Capoluogo. Inoltre, nel Comune trovano luogo molte contrade, alcune abitate: se ne contano circa duecentocinquanta. L'importanza di Bosco Chiesanuova deriva dalla sua posizione strategica rispetto ad altri territori della Lessinia Centrale, la cui economia, una volta silvo-pastorale, si è riqualificata in ambito turistico in quest'ultimo periodo. Infatti, il paese si estende su un altopiano, circondato da cime elevate, (Corno d'Acquilio, mt. 1546, Castelberto, mt. 1757; Monte Tomba, mt. 1767, Monte Carega, mt. 2130; Castelgaibana, mt. 1805) che rendono i luoghi adatti alla villeggiatura, sia estiva che invernale.
La Lessinia ha incominciato a popolarsi ancora nel paleolitico, come dimostrano molti reperti ritrovati a Lughezzano, a S.Giorgio ed in altri luoghi. Nel Medioevo, si stabilirono qui popolazioni di origine tirolese, denominate "cimbre": ma questo nome non definisce una provenienza geografica, bensi' caratterizza la presenza di numerosi "zimbar", cioe' spaccalegna, che parlavano un antico dialetto tedesco, ancora oggi presente nella cultura popolare degli abitanti l'area dei cosiddetti "Tredici Comuni". Sempre nel Medioevo, la "Frizzolana", antico nome della zona su cui si trova l'attuale Bosco Chiesanuova, (detta anche Montagna del Carbon" per l'industria che vi si esercitava), era sotto la giurisdizione del Vescovo di Verona e dei Monasteri di S.Maria in Organo e di S.Zeno. Nel 1218, i Canonici dotarono la Frizzolana di uno Statuto. In seguito passo' sotto la dominazione degli Scaligeri, che favorirono l'immigrazione di gruppi di Bavaro-Tirolesi.
Nel 1326, Cangrande della Scala concesse alcune esenzioni di tributi alla zona Frizzolana in cambio della sorveglianza sui confini: tra i centri citati nel documento, compare anche Bosco-Frizzolana, antico nucleo di Bosco. Nel 1375 venne edificata la chiesa di S.Margherita e, successivamente nel 1501, la nuova chiesa in centro al paese, che divenne parrocchiale e assegnò il nome a Bosco "Chiesanuova". Il Comune, a quel tempo, era amministrato dal Massaro, antico "Sindaco", e da quattro Consiglieri, uno per ciascuna frazione territoriale e includeva anche la parrocchia di Erbezzo, che divenne Comune a se solo circa un secolo dopo, nel 1621. Fino al 1796 la Frizzolana fece parte del Vicariato della Montagna Veronese; in seguito il territorio di Chiesanuova passarono sotto il dominio Napoleonico e, dopo il Congresso di Vienna, sotto l'Austria. Nel 1866 il confine a Nord di Bosco torno' ad essere confine di Stato, a seguito dell'annessione del Veneto al Regno d'Italia con la terza guerra di Indipendenza. Esistono ancora i "cippi di confine", posti sull'area nord e numerati progressivamente.
Lo sviluppo di Bosco Chiesanuova e' incominciato verso la fine del 1800: a sancire la vocazione turistica del territorio, e' sorta nel 1928, l'Azienda di Soggiorno, oggi Azienda di Promozione Turistica. Durante la seconda guerra mondiale la popolazione del Comune aumento' in misura notevole, data la presenza di numerosi sfollati, che si stabilivano nelle zone rurali dove era più' facile sfuggire ai bombardamenti e approvvigionarsi di cibo; Dagli anni '50, invece, si assiste ad un graduale spopolamento della zona, in quanto l'economia rurale non offriva più lavoro per tutti; oggi la popolazione si e' stabilizzata, dato anche il nuovo assetto turistico della zona che garantisce un'economia in sviluppo.


Le Chiese


La Chiesa di S. Margherita
E' situata all'inizio del paese e risale probabilmente alla fine del XIV secolo; sembra che in essa possa riconoscersi la "Ecclesia Nova" concessa agli abitanti di Vallepurri, attuale Valdiporro, per consentire il distacco dalla parrocchia di Roverè, posta al di là del Vajo di Squaranto che, fino al '700, vantò il diritto di venire in processione a S.Margherita per riscuotere un tributo. La festa di S.Margherita si celebra ancora oggi il 20 luglio. La chiesa è di fattura semplice con soffitto a capriate all'interno e un presbiterio a crociera sottolineato da nervature in "rosso ammonitico", pietra locale. Molto interessante l'altare, formato da un blocco unico di pietra scolpita in bassorilievo, con una croce con i bracci che si allargano in un fiore, motivo che si ritroverà per secoli nelle varie croci in pietra e ferro della Lessinia. Dietro l'altare c'è un quadro di S.Margherita, Santa particolarmente venerata dai Cimbri. La campana di bronzo della chiesa è custodita all'interno del Museo Civico, ha un'iscrizione in latino distribuita su due fasce: "Mentem sanctam, spontaneam (obtulit) honorum Deo (dedit) et patriae liberationem (imperavit) " (offrì mente sana e spontanea, diede onore a Dio ed ottenne la liberazione della patria). Il soggetto è Sant'Agata, martirizzata sotto l'imperatore Decio e diventata poi patrona dei campanari. Nella fascia inferiore sono presenti la data: MCDXXV (1425) e dei motivi decorativi: i fiori di cardo, tipici dei lanaioli, l'agnello pasquale e il levriero simbolo di fedeltà. Tali motivi richiamano anche la principale attività praticata allora nell'alta Lessinia: la pastorizia ovina e la produzione della lana.


La Chiesa di S. Antonio Abate
La chiesa di S.Antonio Abate si trova nella frazione di Valdiporro, il più antico nucleo abitativo del Comune. Nella sacrestia della Chiesa, situata in piazza XIII Comuni, è conservata la più antica tavoletta con crocifissione che si conosca, un tempo ubicata in una cappellina in Contrada Pezzo. E' un pregiatissimo pezzo di arte popolare risalente al 1513 che rappresenta il Cristo crocifisso appoggiato direttamente sulla tavoletta stessa, senza la croce; in basso, ai lati, sono presenti le figure di due oranti con le mani giunte senza la bocca, disegnata solo sul Cristo. Non è azzardato affermare che, probabilmente, questa crocifissione è servita da modello per altre sculture similari, che sono diventate un tema tipico dell'arte popolare in Lessinia.


Le Contrade


Le contrade costituiscono l'insediamento tipico della Lessinia, costituito da case unifamiliari con stalle, fienili ed altre costruzioni, come baiti e ghiacciaie. I materiali da costruzione erano principalmente due, la pietra per l'esterno e il legno per l'interno, in quanto materiali facilmente reperibili nel territorio circostante. Preferibilmente, venivano costruite in luoghi soleggiati ed al riparo di un dosso. Attorno alle contrade, ci sono spesso prati, che un tempo venivano coltivati a grano e segale e, nelle zone più basse, a frumento, oltre a numerosi alberi da frutto, come "marascari", noci e, nelle contrade più basse, anche meli e "peri salveghi"; questi alberi, piantati in file regolari, servivano anche per delimitare i confini delle proprieta'. Oggi le contrade solo collegate tra loro per mezzo di strade, ma un tempo i passaggi erano possibili soltanto attraverso sentieri o mulattiere, che permettevano il transito di carri.